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 Produzione Teatro Proskenion, Università dell’Aquila,  aprile 2005

Personaggi:
Anima politica di Campanella
Anima astronoma di Campanella
Anima poetica di Campanella
Anima filosofica di Campanella
Boia
Torturatore
Coro di donne
Lo spettacolo è un tributo alla tanto paventata rivolta dei miserabili, le torme abbrutite della fame che vagavano come animali, nella settennale carestia del 1590. Simbolicamente è la stultifera navis, a bordo della quale vi sono i falliti, i percossi per sorte o per carestia. In quella nave ci sarà anche Tommaso Campanella e i suoi congiurati.


Questa è una terra in cui stranieri combattono altri stranieri:
i turchi vogliono cacciare gli spagnoli, i banditi comandare sui viceré.
E il popolo, la gente nata qui, spera nell’uno o nell’altro, senza pensare
che saranno sempre altri a contendersi la loro vita.
È come rassegnarsi a una condanna, sperando solo 
che il prossimo giudice sia più clemente. Ma intanto moriamo.
Di fame e rabbia, miseria e soprusi. Moriamo
Ci uccidiamo tra noi, in silenzio.



Madrigale
La morte è dolce a chi la vita è amara;
muoia ridendo chi piangendo nasce;
rendiam queste atre fasce
al Fato omai, ch’usura tanta esige,
ch’avanza il capital con tante ambasce.
L’udito, i denti vuol, la vista cara.
Prendi il tuo, terra avara,
perché me teco ancor non porti a Stige.
Beato chi del tempo si transige!